Notavo il triste nesso che esiste tra calamità naturali e povertà: sembra quasi che i terremoti, le alluvioni, gli uragani, le siccità, gli tsunami, si mettano d’accordo per abbattersi contro le zone più sfortunate di questo sfortunato Pianeta. In questo senso, il rapporto cause/conseguenze è difficile da calcolare in modo generalizzato: di sicuro molte zone risentono negativamente del loro clima e della loro conformazione geologica (e quindi sono “deficitarie” ex ante), ma è pur vero che altre zone - climaticamente e geologicamente più “avvantaggiate” - vengono ugualmente c
olpite da catastrofi naturali che, in alcuni casi, inficiano notevolmente il precedente stutus quo (e quindi diventano “deficitarie” ex post).
C’è da considerare anche un altro fenomeno: l’entità di alcune catastrofi (e la percezione che di esse se ne ha) dipende notevolmente dalla struttura preesistente della zona colpita: in altre parole, è chiaro che un territorio povero, edificato con materiali e tecniche rudimentali, privo di adeguate tecnologie di prevenzione o attenuazione, subisca effetti molto più deleteri di un territorio più modernizzato in caso di analoga calamità.
Il recente terremoto in Cina mi ha fatto ragionare. E in particolare mi ha fatto collegare alcuni elementi:
a) Pechino è il primo creditore degli Stati Uniti, non mi stanco di ripeterlo perché è un fattore fondamentale;
b) La regione dello Sichuan, quella maggiormente colpita dal forte sisma, è una delle più ricche del continente cinese: vanta una florida economia agricola, una consistente presenza di risorse minerarie, e un vasto apparato industriale (metallurgico, tecnologico e militare);
c) Negli ultimi cinquant’anni i terremoti di forte intensità hanno subito un notevole incremento;
d) E’ stata verificata una certa corrispondenza temporale tra esperimenti nucleari sotterranei o sottomarini e terremoti di forte intensità (Gary Whiteford/Shigeyoshi Matsumae);
e) Esiste un’arma, la Haarp (High frequency Active Auroral Research Program), in grado (pare) di scatenare una vasta gamma di calamità naturali attraverso potenti onde elettromagnetiche (questa l’installazione in Alaska; le altre sono in Norvegia e Groenlandia); utilissima a tal proposito la lettura di questo articolo, e del testo di una legge approvata dal Congresso statunitense nel 2001.
d) I gruppi di potere, mossi dal mero interesse e da un convinto maltusianesimo, non si fanno scrupoli dell’altrui
individuo. In quest’ottica, solo per fare un esempio, sono ancora tanti gli aspetti poco limpidi riguardanti lo tsunami del dicembre 2004: le particolari onde sismiche (che possono essere molto compatibili con quelle generate da una esplosione nucleare sottomarina), le versioni discordanti in merito all’epicentro del sisma, l’invasione militare della regione di Aceh da parte di migliaia di marines statunitensi - a poche ore dalla catastrofe - e la conseguente occupazione dei pozzi petroliferi, il mancato danneggiamento della base militare statunitense di Diego Garcia (sebbene collocata vicinissima all’epicentro del sisma), la disperata corsa delle imprese “occidentali” per assicurarsi la fetta più ampia della “ricostruzione”, sono tutti elementi che sollevano delle inquietanti questioni;
e) La scuola di Chicago del fu Milton Friedman (già consigliere di Augusto Pinochet) esercita un’influenza senza pari nell’agenda setting riguardante le politiche economiche e finanziarie (statunitensi e non). In particolare, come ha ben notato anche Naomi Klein nel suo ultimo “The Shock Doctrine”, la scuola di Chicago pianifica alcune sue mosse in riferimento ad alcune situazioni di crisi, preesistenti o da creare a tavolino. La non lontana inondazione di New Orleans (causata dall’uragano Katrina), ad esempio, ha permesso di mettere in pratica un progetto (redatto molto tempo prima) atto a modificare il sistema scolastico della nota città del Lousiana: le scuole pubbliche hanno lasciato il posto ad un numero enorme di scuole private. Tradotto: occupazione tempestiva e completa di un punto cardine della società (la scuola), e corrispettivi lauti introiti per alcune corporazioni.
La strategia adottata è quella della “terapia shock”
(termine coniato dallo stesso Friedman): un metodo che trova la sua massima efficacia in situazioni di crisi, in assenza di regime democratico, e che sfrutta il trauma collettivo subito dalla società colpita per impiantare un “nuovo ordine” economico e politico. Per rimanere in anni recenti, se si fa un salto in Iraq, o nei Paesi colpiti dal suddetto tsunami del 2004, o nella stessa New Orleans, è facile capire che la tanto discussa politica di “ricostruzione” non è altro che la “terapia shock” di Milton Friedman.
Le braccia di questo sistema appartengono sempre alle stesse menti: si va da Paul Wolfowitz a Donald Rumsfeld, da Dick Cheney a Condoleeza Rice, si passa sicuramente dalle potenti famiglie statunitensi e si arriva persino a qualche “insospettabile”. Ma questo è un altro discorso.
Azzardare ora qualsiasi conclusione in merito al recente terremoto cinese (o al ciclone in Myanmar, solo per citare un altro esempio prossimo) non è opera facile: non è onesto arrivare a quel finale che l’impostazione di quanto sin qui scritto farebbe ipotizzare, ma non è altresì onesto isolare certi fenomeni come mere “casualità” senza tentare di andare un po’ più a fondo. La natura è imprevedibile ed incontrollabile; ma anche la mente umana può esserlo!
Cinicamente mi auguro che quelle migliaia di morti siano opera assassina della natura, e - forse ingenuamente - auspico che non ci sarà nessuno disposto a passare sopra quei cadaveri per mere intenzioni affaristiche. Ma, se ho veramente capito qualcosa del mondo, so già di sbagliarmi: in tanti puntano ad una sorta di sterminio sistematico di parte della popolazione mondiale, detto anche “controllo demografico globale” (il premio Nobel, travestito da ecologista, Al Gore è un valido portavoce in questo senso); in tanti, pur di salvaguardare se stessi, programmano a tavolino le vite di tutti noi; in tanti commettono inquantificabili crimini semplicemente premendo un bottone e, cosa peggiore, lo fanno in nome della “libertà” e della “democrazia”.
In attesa di conferme o smentite, io spero soltanto di sbagliarmi.