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Lido Shuffle

Dopo i Doors, nel 1971 anche Boz Scaggs pubblica la sua “Runnin’ Blue”: un bel pezzo di blues classico, molto strumentale, ascoltabile qui in versione live.

Ma il vero successo del cantautore americano arriva solo nel 1976: complice il fruttuoso sodalizio con dei giovani musicisti di alto calibro (David Paich, Jeff e Steve Porcaro, David Hungate), Boz Scaggs riesce a scalare le classifiche con il suo “Silk Degrees”: un album ricco di finezze stilistiche, in grado di amalgamare blues, rock e blue-eyed soul in un sound più unico che raro.

La traccia 9 di “Silk Degrees” è “Lido Shuffle”: un pezzo coinvolgente, e un arrangiamento che mette in luce la straordinaria bravura dei musicisti sopra nominati…gli stessi musicisti che, un anno più tardi, si uniranno a Steve Lukather e Bobby Kimball e daranno vita ai Toto.

E per i più curiosi, ecco il videoclip.

Nonostante non condivida parecchie cose del pensiero di Antonio di Pietro, credo fermamente nella sua onestà politica e umana. Credo altresì che sia rimasto l’unico in grado di muovere un’opposizione seria e coerente alle derive democratiche che affliggono - da una parte e dall’altra - quegli squallidi scranni meglio conosciuti come Parlamento della Repubblica italiana.

[E pensare che, in un Paese normale, Antonio di Pietro - e Marco Travaglio - voterebbero presumibilmente per una coalizione di centrodestra...]

Notavo il triste nesso che esiste tra calamità naturali e povertà: sembra quasi che i terremoti, le alluvioni, gli uragani, le siccità, gli tsunami, si mettano d’accordo per abbattersi contro le zone più sfortunate di questo sfortunato Pianeta. In questo senso, il rapporto cause/conseguenze è difficile da calcolare in modo generalizzato: di sicuro molte zone risentono negativamente del loro clima e della loro conformazione geologica (e quindi sono “deficitarie” ex ante), ma è pur vero che altre zone - climaticamente e geologicamente più “avvantaggiate” - vengono ugualmente colpite da catastrofi naturali che, in alcuni casi, inficiano notevolmente il precedente stutus quo (e quindi diventano “deficitarie” ex post).

C’è da considerare anche un altro fenomeno: l’entità di alcune catastrofi (e la percezione che di esse se ne ha) dipende notevolmente dalla struttura preesistente della zona colpita: in altre parole, è chiaro che un territorio povero, edificato con materiali e tecniche rudimentali, privo di adeguate tecnologie di prevenzione o attenuazione, subisca effetti molto più deleteri di un territorio più modernizzato in caso di analoga calamità.

Il recente terremoto in Cina mi ha fatto ragionare. E in particolare mi ha fatto collegare alcuni elementi:

a) Pechino è il primo creditore degli Stati Uniti, non mi stanco di ripeterlo perché è un fattore fondamentale;

b) La regione dello Sichuan, quella maggiormente colpita dal forte sisma, è una delle più ricche del continente cinese: vanta una florida economia agricola, una consistente presenza di risorse minerarie, e un vasto apparato industriale (metallurgico, tecnologico e militare);

c) Negli ultimi cinquant’anni i terremoti di forte intensità hanno subito un notevole incremento;

d) E’ stata verificata una certa corrispondenza temporale tra esperimenti nucleari sotterranei o sottomarini e terremoti di forte intensità (Gary Whiteford/Shigeyoshi Matsumae);

e) Esiste un’arma, la Haarp (High frequency Active Auroral Research Program), in grado (pare) di scatenare una vasta gamma di calamità naturali attraverso potenti onde elettromagnetiche (questa l’installazione in Alaska; le altre sono in Norvegia e Groenlandia); utilissima a tal proposito la lettura di questo articolo, e del testo di una legge approvata dal Congresso statunitense nel 2001.

d) I gruppi di potere, mossi dal mero interesse e da un convinto maltusianesimo, non si fanno scrupoli dell’altrui individuo. In quest’ottica, solo per fare un esempio, sono ancora tanti gli aspetti poco limpidi riguardanti lo tsunami del dicembre 2004: le particolari onde sismiche (che possono essere molto compatibili con quelle generate da una esplosione nucleare sottomarina), le versioni discordanti in merito all’epicentro del sisma, l’invasione militare della regione di Aceh da parte di migliaia di marines statunitensi - a poche ore dalla catastrofe - e la conseguente occupazione dei pozzi petroliferi, il mancato danneggiamento della base militare statunitense di Diego Garcia (sebbene collocata vicinissima all’epicentro del sisma), la disperata corsa delle imprese “occidentali” per assicurarsi la fetta più ampia della “ricostruzione”, sono tutti elementi che sollevano delle inquietanti questioni;

e) La scuola di Chicago del fu Milton Friedman (già consigliere di Augusto Pinochet) esercita un’influenza senza pari nell’agenda setting riguardante le politiche economiche e finanziarie (statunitensi e non). In particolare, come ha ben notato anche Naomi Klein nel suo ultimo “The Shock Doctrine”, la scuola di Chicago pianifica alcune sue mosse in riferimento ad alcune situazioni di crisi, preesistenti o da creare a tavolino. La non lontana inondazione di New Orleans (causata dall’uragano Katrina), ad esempio, ha permesso di mettere in pratica un progetto (redatto molto tempo prima) atto a modificare il sistema scolastico della nota città del Lousiana: le scuole pubbliche hanno lasciato il posto ad un numero enorme di scuole private. Tradotto: occupazione tempestiva e completa di un punto cardine della società (la scuola), e corrispettivi lauti introiti per alcune corporazioni.

La strategia adottata è quella della “terapia shock” (termine coniato dallo stesso Friedman): un metodo che trova la sua massima efficacia in situazioni di crisi, in assenza di regime democratico, e che sfrutta il trauma collettivo subito dalla società colpita per impiantare un “nuovo ordine” economico e politico. Per rimanere in anni recenti, se si fa un salto in Iraq, o nei Paesi colpiti dal suddetto tsunami del 2004, o nella stessa New Orleans, è facile capire che la tanto discussa politica di “ricostruzione” non è altro che la “terapia shock” di Milton Friedman.

Le braccia di questo sistema appartengono sempre alle stesse menti: si va da Paul Wolfowitz a Donald Rumsfeld, da Dick Cheney a Condoleeza Rice, si passa sicuramente dalle potenti famiglie statunitensi e si arriva persino a qualche “insospettabile”. Ma questo è un altro discorso.

Azzardare ora qualsiasi conclusione in merito al recente terremoto cinese (o al ciclone in Myanmar, solo per citare un altro esempio prossimo) non è opera facile: non è onesto arrivare a quel finale che l’impostazione di quanto sin qui scritto farebbe ipotizzare, ma non è altresì onesto isolare certi fenomeni come mere “casualità” senza tentare di andare un po’ più a fondo. La natura è imprevedibile ed incontrollabile; ma anche la mente umana può esserlo!

Cinicamente mi auguro che quelle migliaia di morti siano opera assassina della natura, e - forse ingenuamente - auspico che non ci sarà nessuno disposto a passare sopra quei cadaveri per mere intenzioni affaristiche. Ma, se ho veramente capito qualcosa del mondo, so già di sbagliarmi: in tanti puntano ad una sorta di sterminio sistematico di parte della popolazione mondiale, detto anche “controllo demografico globale” (il premio Nobel, travestito da ecologista, Al Gore è un valido portavoce in questo senso); in tanti, pur di salvaguardare se stessi, programmano a tavolino le vite di tutti noi; in tanti commettono inquantificabili crimini semplicemente premendo un bottone e, cosa peggiore, lo fanno in nome della “libertà” e della “democrazia”.

In attesa di conferme o smentite, io spero soltanto di sbagliarmi.

Ad essere sincero, non ricordo quale sia stata l’ultima volta in cui - leggendo di italiche faccende - abbia provato stupore: ormai tutto ciò che succede dalle Alpi in giù è sola ed esclusiva conferma della regola. Il “Sistema Italia” segue una logica perfetta, ben consolidata e coerente nella sua perversa incoerenza.

Il putiferio che si è scatenato dopo queste dichiarazioni, lontano dallo smentire il giornalista torinese, ha confermato la regola. In particolare Travaglio dice due cose - a mio avviso - emblematiche:

Io devo fare il giornalista, io devo raccontarlo [...]

[...] oggi che nemmeno la sinistra vuole sentir parlare di queste cose, non ne parla più nessuno: è un dramma!

Le varie reazioni pidielline e di Viale Mazzini erano scontate. Ciò che lascia un po’ l’amaro in bocca è la presa di posizione del PD. Stavolta il “veltrusconismo” si è personificato in Anna Finocchiaro, la quale ha ben pensato di confermare la regola come segue:

Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio.

Io, cara Finocchiaro, trovo inaccettabile che vengano etichettate come “accuse” delle semplici constatazioni; trovo inaccettabile che in Italia sia possibile (e che quasi sia un passe-partout) che una qualsiasi figura politica abbia qualche lato oscuro nel suo curriculum; trovo inaccettabile che la televisione pubblica sia l’interfaccia privata dei Palazzi piuttosto che un mezzo per istruire e responsabilizzare l’opinione pubblica; trovo inaccettabile che il mio Paese sia in mano a mafiosi, criminali ed intoccabili.

Questo è inaccettabile cara Finocchiaro, non certo un giornalista che fa il suo mestiere. Ed è categoria rara in Italia!

Se questa è la democrazia che intendete nel Vostro caro Partito Democratico, siamo davvero messi bene…

Sardi in Europa

Non mi era mai capitato di incontrare dei Sardi qui a Stoccolma. Il primaverile pomeriggio di ieri ha fatto da piacevole cornice alla prima volta: in una accogliente caffetteria italiana, ho conosciuto lei e la di lei sorella. [Ringrazio entrambe per la piacevole chiacchierata!]

Il caso ha voluto che, proprio ieri mattina, un’amica lettone mi abbia parlato di quanto è conosciuta la Sardegna in Lettonia: non solo per il suo mare, per il suo cibo, per le sue pecore, ma anche - e soprattutto - per aver dato i natali a Roberto Meloni.

Chi è costui? Prima di ieri non lo sapevo nemmeno io…

Il personaggio, originario di Ardara (Sassari), è una delle star più famose nel Paese Baltico: pare che qualche anno fa abbia partecipato ad una sorta di “Amici” lettone, e che sia diventato - nel giro di brevissimo tempo - un idolo di grandi e piccine. E dire che avevo già visto, senza saperlo, un’esibizione del conterraneo Roberto: ha partecipato, con il gruppo “Bonaparti.lv”, alla manifestazione “Eurovision Song Contest” edizione 2007 (ne parlai qui) con la canzone “Questa Notte”, in rappresentanza della Lettonia. Pare che anche quest’anno parteciperà al Festival europeo, stavolta con i “Pirates of the Sea”.

Qui sotto il video di “Questa Notte” (scritta, caso strano, da uno svedese e da un’italiana). Roberto è l’ultimo che entra in scena.

Qui un altro video di Roberto Meloni, ambientato di sicuro in Sardegna.

Il Governo Ombra

Una tenera canzoncina imparata all’asilo…

[via GuerrillaRadio]

Queste facce sono tristemente note per i recenti fatti di cronaca che hanno macchiato di nero le pagine dei quotidiani nazionali. Non voglio assolutamente commentare il fatto in sé: purtroppo - anche in questo caso - non riesco a stupirmi, ma traggo esclusivamente conferme che validano il mio pensiero.

E le conferme mi arrivano anche dai mass media: le foto della prima colonna le ho tratte dal “Corriere della Sera“, le seconde da “La Repubblica“. Perché ho messo a paragone le stesse immagini? Semplicemente perché le immagini non sono le stesse!

Mi spiego meglio: le fotografie sono sicuramente le medesime (cambia solo la qualità e la grandezza), ma qualcuno ha voluto lasciare o omettere un particolare, a mio avviso molto significativo.

Personaggio 1. Prima foto: nell’orecchio sinistro compare un orecchino nero; seconda foto: l’orecchino nero non c’è più.

Personaggio 2. Prima foto: nell’orecchio destro compare un orecchino nero; seconda foto: l’orecchino nero non c’è più.

Personaggio 3. Prima foto: nell’orecchio destro compare un orecchino nero; seconda foto: l’orecchino nero non c’è più.

Le cose sono due: o quel particolare è stato aggiunto dal Corriere, o è stato cancellato da La Repubblica. Io propendo per la seconda possibilità: le immagini del quotidiano milanese sono state riprese da un video (delle autorità, presumo); quelle del quotidiano romano sono scansioni delle foto originali, e credo che queste ultime siano molto più semplici da ritoccare al computer.

Ciò che a me interessa non è tanto il chi abbia manomesso le immagini, ma il perché sia stato fatto: presumo che l’orecchino nero sia un segno distintivo, e quindi un modo in più (per chi non vi si riconosce) per individuare (ed evitare) tali simili e pericolose personalità in caso di malaugurati incontri. Perché ometterlo? E, in ottica generale, perché alterare la realtà delle cose? Cui prodest?!

Misteri dell’italica informazione.

Edit: il gentile commentatore Qpateso fa notare quanto segue:

Le foto sono state ritoccate ma gli orecchini sono stati aggiunti. Se vai sul sito di quotidiano.net
http://multimedia.quotidiano.net/?media=8616&tipo=photo&id=187603&cat_principale_page=1&canale=0&canale_page=1
Puoi scaricare le foto incriminate con l’orecchino, se le apri in Photoshop ti accorgerai che:
1-sono dei pallini circolari identici tra loro, pennello sfumato.
2-se controlli la composizione del nero noterai che sono tutti fatti con il nero di default del programma
3-le tre foto hanno ombre e luci diverse ma gli orecchini non hanno nemmeno un riflesso
4-non presentano traccia delle righe verticali del video
5-non hanno la distorsione (schiacciamento verticale) che presenta la foto.

Se ciò corrisponde a realtà, il discorso si inverte: non è stata “La Repubblica” a cancellare il particolare, bensì è stato il “Corriere della Sera” (o chi per lui) a “decorare” l’orecchio dei vari personaggi con un orecchino virtuale. La domanda rimane la medesima: perché?!

Leggevo un interessante articolo in merito ad uno studio, condotto dalla Banca Mondiale, sulla presenza/utilizzo dei mass media nei vari Paesi del mondo: nessuno stupore - semmai una conferma - nel constatare la situazione italiana.

Pochi gli Italiani che frequentano la rete, pochissimi quelli che dispongono di un computer, 138 su 1000 quelli che leggono i quotidiani. Tali lacune sono brillantemente compensate, neanche a dirlo, dalla sempiterna presenza della televisione, vera plasmatrice dell’identità nazionale degli ultimi cinquant’anni.

In quest’ottica risulta più semplice capire il degrado socioculturale che attanaglia il nostro Belpaese. In un mondo che si informatizza sempre di più (e sappiamo che la vera informazione, se ben selezionata, risiede proprio nella rete), non andare al passo coi tempi è estremamente pericoloso: in Italia ci si affida alla perenne abbronzatura di Emilio Fede, all’acne cronico di Bruno Vespa, alle varie testate giornalistiche in mano alle banche e alla massoneria, e alla vergognosa superficialità di tante menti.

Tra di esse, un’enorme quantità è a busta paga RCS:

Il Rwanda e il Lesotho sono Paesi tra i più poveri del mondo: il primo, ancora sconvolto dai tristemente noti episodi etnici, ha un’economia all’90% agricola, è immerso dal debito estero, e ha un PIL pro capite (in rapporto alla parità di potere d’acquisto) pari a circa 850 dollari americani [dati 2006]; il secondo è strettamente legato all’economia del Sudafrica, trova sussistenza nell’agricoltura e nell’allevamento, ha un enorme tasso di mortalità infantile, e il suo PIL pro capite (sempre in rapporto alla parità di potere d’acquisto), è pari a circa 1214 dollari americani [dati 2006].

L’autore dell’articolo, oltre ad impegnarsi per rendere i suoi scritti più delicati dal punto di vista umano, dovrebbe rendersi conto dei motivi per cui, nei due Paesi africani, non si guarda la televisione. Forse perché, “ipotizzo”, quasi nessuno può permettersi un televisore? Forse perché, anche in Rwanda e Lesotho, i cittadini sono gli schiavi moderni della globalizzazione? Forse perché il nostro “democratico” occidente continua impunemente la sua opera di colonialismo, e non solo in Africa?

Se poi l’esimio giornalista mi spiega che cosa vuol dire “2% ogni 1000 persone” gli porgerò i miei ringraziamenti di persona.

Dejavu

La serie “Ce la siamo cercata” presenta…

[E dire che il candidato non era nemmeno Rutelli!]

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