Dopo dieci anni di incontrastato dominio socialdemocratico e della coalizione di centro sinistra, il Parlamento svedese si appresta a cambiare bandiera. In realtà, a parte qualche sporadica pausa, la scena politica svedese è sempre stata in mano ai socialdemocratici (almeno da sessant’anni a questa parte), che hanno dato alla Svezia quella immagine di Eden dell’assistenzialismo invidiata un po’ da tutti nel resto dell’Europa, e vista con tanto fascino da noi scienziati politici.
Ma, come si sa, non è tutto oro quello che luccica. Inutile davvero fare paragoni con la realtà italiana (i termini di paragone sarebbero oltremodo sproporzionati), e sarebbe riduttivo se parlassi io della realtà svedese, in quanto non ho assolutamente le competenze e conoscenze necessarie. Quello che posso dire si attesta, quindi, sul piano prettamente teorico.
Anticipo che la destra svedese non assomiglia per niente a quella oscura anomalia che c’è in Italia. Certamente i tratti caratteristici non sono socialisteggianti, ma non hanno neanche profondi collegamenti con il peggior conservatorismo e nazionalismo europeo. E gradualmente, soprattutto negli ultimi anni, le residue tendenze nazionalconservatrici hanno fatto spazio ad ampie convergenze tematiche con il background ideologico socialdemocratico.
Altro elemento chiave di queste elezioni è da ricercare nella scienza politica: il fenomeno dell’alternanza è sintomo di democrazia funzionante, benché abbastanza anomalo per la democrazia svedese. Ma se un partito o una parte politica rimane in possesso delle redini della biga del potere per molto tempo, è piucchenormale che esaurisca le idee, o quella enfasi necessaria a rendere tali idee appetibili all’opinione pubblica. E quando questo succede, unico obiettivo resta mantenere il possesso delle poltrone, ormai riscaldate e ben plasmate dai medesimi pluriennali fondoschiena.
Ora il gov
erno della Svezia tocca alla coalizione di centrodestra (Alleanza per la Svezia), composta da quattro partiti (moderati, liberali, democratico-cristiani e centristi), e guidata da Fredrik Reinfeldt, che sarà nominato con tutta probabilità Primo Ministro.
Per Göran Persson (ex Primo Ministro che ha già annunciato le dimissioni da ogni carica partitica), per i Socialdemocratici e per l’intera coalizione di centrosinistra, comincia un periodo di riflessione. Quattro anni di opposizione serviranno certamente a togliere dal cilindro qualche nuova idea, con la certezza che la democrazia non verrà intaccata da controverse minacce “autoritarie” provenienti da destra.
Svezia: vince la destra
September 18, 2006 by Federico













