So che la notizia di oggi è la sconfitta elettorale di Bush. Io dico, bene!
Ma non è di questo che voglio parlare.
Su Repubblica.it sono usciti due articoletti che mi hanno colpito. Il primo parla di due ragazzi omosessuali che, grazie al coraggioso aiuto di un sacerdote, sono convolati a giuste nozze nel 1978. Il secondo riguarda uno studio, effettuato d
a Eures, sui matrimoni e divorzi in Italia.
Si è constatato che il numero di divorzi è in continua crescita (1 divorzio ogni 4 minuti); e i matrimoni, spesso, durano meno di tre anni.
Mi è venuto spontaneo riflettere sull’effettivo significato di “famiglia”. In troppi ritengono che il matrimonio è quell’atto senza il quale una coppia non è da considerarsi famiglia. In altrettanti pensano che non ci sia coppia – intesa non nel significato “numerico” – se almeno uno dei due non è del sesso opposto (dalla nascita) rispetto all’altro. Risultato: figuriamoci se due omosessuali possono avere gli stessi diritti delle coppie eterosessuali!
Per fortuna esistono persone ben pensanti che, a loro rischio e pericolo, se ne fregano degli e
ccessivi dogmi religiosi. Don Franco, il sacerdote menzionato nel primo articolo, è una persona da ammirare: ha capito che anche gli omosessuali sono esseri umani che provano sentimenti, e che qualsiasi dio che propugna l’amore non potrà mai condannare le persone che si amano (siano etero o gay)! Don Franco ha capito questo nel 1978: in quel periodo l’Italia viveva uno dei suoi periodi più grigi del solito, e in tanti ancora consideravano l’omosessualità una malattia. Guarda caso il prete in questione è stato sospeso a divinis dal sempre presente Ratzinger. Non poteva mancare all’appuntamento!
I dati del Rapporto Eures mettono sul piatto il fatto che l’istituto del matrimonio – sia religioso che civile – non è un sigillo che garantisce l’indistruttibilità della famiglia, anzi. Se ci sono più divorzi che matrimonî, il problema è reale e consistente.
Essendo chiaro che lo sgretolamento dei nuclei familiari non è ce
rto da imputare agli omosessuali - visto che in Italia non esistono, almeno nei registri, coppie omosessuali sposate -, io dico: perché non si possono sposare? Perché non possono avere gli stessi diritti degli eterosessuali? Perché non possono provare la gioia di pronunciare quel “Sì”?
La Chiesa Cattolica può continuare a fare ciò che vuole – anche perché con gli anni sta perdendo tantissimi consensi, soprattutto dalla parte dei giovani -, ma lo Stato italiano, a mio parere, deve intervenire! Riconosciamo le coppie di fatto! E’ ora! Un sacerdote ci è riuscito trent’anni fa e non ci riesce un Governo di sinistra?
La Famiglia: Sacra e Unita
November 8, 2006 by Federico











A proposito…http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/esteri/vaticano-gay-pride/vaticano-gay-pride/vaticano-gay-pride.html