Qualche sera fa, una mia cara amica mi ha proposto di andare all’Exmà (un ex mattatoio
cagliaritano, ora ristrutturato e pregevolmente adibito a centro culturale). In programma la proiezione de ‘La Strada’, una pellicola del 1954 scritta e diretta dal geniale Federico Fellini.
Gelsomina, una ragazza cresciuta in un borgo povero e abbandonato in riva al mare, viene ceduta, come aiutante, a Zampanò, un rude e vagabondo intrattenitore di piazza, in cambio di 10.000 lire. La povera ragazza, sicura delle sue doti artistiche e spinta dalla sua ingenuità, si affida incondizionatamente allo zingaro e ai suoi maltrattamenti. Soffre e sopporta sino a quando decide di fuggire nottetempo, ma inutilmente: Zampanò la ritrova e la carica nuovamente nella sua fatiscente baracca ambulante. Durante un circo, al quale partecipano numerosi altri artisti di strada, si riaccende un vecchio battibecco tra Zampanò e il funambolo conosciuto
come ‘Il Matto’: il primo viene arrestato e trattenuto una notte in carcere, il secondo, affascinato e intenerito dalla buffa Gelsomina, decide di parlarle. Gelsomina è sconsolata e da sola non sa che fare: le viene persino proposto di unirsi ad un altro gruppo di artisti, sicuramente più umani del rude Zampanò, ma le parole del Matto le suggeriscono la ’strada’ da percorrere. Anche lei ha un ruolo nel mondo (perché tutto ciò che esiste trova la sua ragione d’essere nell’esistenza stessa), e il suo mondo ormai è Zampanò. Decide quindi di riunirsi al vagabondo, ma la tragedia è dietro l’angolo: Zampanò incontra casualmente il Matto in una strada di campagna. I due si accapigliano, il Matto sbatte la testa e muore. Gelsomina è sotto choc, rimane per giorni dentro la baracca ambulante, non vuole mangiare e farnetica. Zampanò, spaventato, decide all’improvviso di abbandonare la ragazza al suo destino, mentre dorme: le lascia il suo scialle, una coperta, e una tromba, che Gelsomina aveva ormai imparato a suonare. Qualche anno dopo Zampanò, durante una passeggiata in un paesello, sente una donna che canta la melodia che era solita s
uonare l’indimenticata Gelsomina. Il vagabondo chiede alla donna da chi avesse imparato quella musica. Ciò che viene a sapere è terribile: Gelsomina, ormai pazza, era passata anni prima da quelle parti ed era stata accolta dalla donna. Ma ormai era troppo tardi: la povera Gelsomina era morta. La notizia sconvolge Zampanò: la notte stessa, mentre passeggia ubriaco in una spiaggia deserta, si toglie la maschera, diventa uomo, piange.
Il film mi è piaciuto: un significato profondo, incorniciato da quel background di tradizioni, di luoghi bucolici, di persone, di un’Italia anni ‘50 che non esiste più.
Inequiparabile la bravura degli attori: Giulietta Masina, nelle vesti di Gelsomina; Anthony Quinn, nel ruolo di Zampanò; Richard Basehart nel ruolo de ‘il Matto’. Sulla magistralità di Federico Fellini inutile discutere.














Splendido film! Complimenti per la scelta!!!
Amo molto questo film del 1954, e lo riguardo sempre volentieri.
Mi ha sempre colpito lo spessore dei personaggi, negativi o positivi che fossero, e la drammaticità con cui, nel finale Zampanò si trasforma da “animale” in “uomo”.
Peccato che la produzione cinematografica di oggi non funzioni bene come quella del periodo in cui è uscito questo film. Ormai i bei film italiani sono diventati l’eccezione alla regola.
Andrea
@Andrea: pienamente d’accordo con te! Il cinema italiano di qualità, ormai, sta diventando sempre più raro…per non parlare degli attori!
credo che film italiani validi ci siano pure, ma la loro distribuzione (isolata a pochi cineforum) lasci parecchio a desiderare.
comunque LA STRADA sarà uno dei prossimi film che vedrò.
è da parecchio che mi riprometto di vederlo…
Beh, senza dubbio un grandissimo film, un pezzo da 90 della storia del cinema Italiano.
Anche io credo che di film in Italia si stia iniziando afarne di davvero interessanti…
Un abbraccio, a presto!! :-)
@ Paolo: è vero, quello della distribuzione è un problema…e probabilmente io sono mosso da un pregiudizio nei confronti del cinema italiano che non mi permette di coglierne gli aspetti più positivi, ahimé! Si accettano suggerimenti :-)
@ AndreA: idem come sopra…e poi non essendo in Italia per la maggior parte del tempo mi perdo sicuramente tanto. Rimpiango l’epoca di Bologna e della sua Cineteca Lumiére: tanti film di qualità, vecchi e nuovi, italiani e non…
Ci vorrebbe qualcosa di simile anche dalle nostre parti…all’Exmà l’altro giorno eravamo in 5 in tutta la sala! E l’ingresso era pure gratuito! Mancanza di pubblicità, ma forse anche questione di mentalità della gente…
Un caro saluto!