Benedetto, e il frutto del seno Gesù
March 27, 2008 by Federico
Certo che dispiace: rendersi conto che il Capo della Chiesa continua a propugnare la sua Verità basandosi su ciò che vero non è, un po’ mi rende triste.
Sono triste intellettualme
nte:
- perché la Storia dovrebbe essere un mezzo per andare avanti: ogni uomo è tale non perché sbaglia, ma perché dai suoi errori dovrebbe trarre insegnamento. Dovrebbe;
- perché tutta l’umanità dovrebbe andare in una sola, unica, pacifica direzione. Invece, i più accaniti guerrafondai sono proprio coloro che, per primi, alzano le colombe al cielo;
- perché capire - oggi come ieri - non è un diritto, ma un pericoloso crimine da evitare o punire. Ed io ho paura di capire troppo;
Ma sono triste anche umanamente:
- per tutti quegli anonimi esseri umani che non hanno potuto, non possono, e non potranno pensare;
- per tutti coloro che - sebbene abbiano la possibilità e la capacità per non farlo - si uniformano alla corrente più forte, più sicura, più numerosa, alimentandola, in maniera del tutto inconscia, con quella linfa vitale che ci scorre nelle vene;
- per chi dà tutto per scontato, per chi parla senza pensare, per chi recita a memoria il copione della sua vita, per chi, convinto di fare altruismo, si perde nel suo sano egoismo;
Ma veniamo a ieri.
Benedetto XVI ha parlato della Pasqua. Riporto qui sotto qualche stralcio del suo discorso, dal quale prenderò spunto per delle valutazioni.
[la] risurrezione di Cristo, [è un] evento sorprendente che costituisce la chiave di volta del cristianesimo (a). Nella Chiesa tutto si comprende a partire da questo grande mistero, che ha cambiato il corso della storia e che si rende attuale in ogni celebrazione eucaristica [...]. “La fede dei cristiani – osserva sant’Agostino (b) – è la risurrezione di Cristo”. Gli Atti degli Apostoli lo spiegano chiaramente: “Dio ha dato a tutti gli uomini una prova sicura su Gesù risuscitandolo da morte” (17,31). Non era infatti sufficiente la morte per dimostrare che Gesù è veramente il Figlio di Dio, l’atteso Messia. Nel corso della storia quanti hanno consacrato la loro vita a una causa ritenuta giusta e sono morti! E morti sono rimasti (c). La morte del Signore dimostra l’immenso amore con cui Egli ci ha amati sino a sacrificarsi per noi; ma solo la sua risurrezione è “prova sicura”, è certezza che quanto Egli afferma è verità che vale anche per noi, per tutti i tempi. Risuscitandolo, il Padre lo ha glorificato.
San Paolo così scrive nella Lettera ai Romani: “Se confesserai con la bocca che Gesù è il Signore e crederai con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti sarai salvo” (d) (10,9).
E’ importante ribadire questa verità fondamentale della nostra fede, la cui verità storica è ampiamente documentata (e), anche se oggi, come in passato, non manca chi in modi diversi la pone in dubbio o addirittura la nega. L’affievolirsi della fede nella risurrezione di Gesù rende di conseguenza debole la testimonianza dei credenti. Se infatti viene meno nella Chiesa la fede nella risurrezione, tutto si ferma, tutto si sfalda (f). Al contrario, l’adesione del cuore e della mente a Cristo morto e risuscitato cambia la vita e illumina l’intera esistenza delle persone e dei popoli. Non è forse la certezza che Cristo è risorto a imprimere coraggio, audacia profetica e perseveranza ai martiri di ogni epoca? Non è l’incontro con Gesù vivo a convertire e ad affascinare tanti uomini e donne, che fin dagli inizi del cristianesimo continuano a lasciare tutto per seguirlo e mettere la propria vita a servizio del Vangelo? “Se Cristo non è risuscitato, diceva l’apostolo Paolo, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede” (1 Cor 15, 14). Ma è risuscitato!
(a) Se è verissimo che la risurrezione di Cristo è la “chiave di volta” del Cristianesimo, è altrettanto vero che l’intera religione cristiana si basa totalmente su tradizioni ed elementi comun
issimi alle religioni pagane ante-Cristo. Il Cristianesimo non ha nulla di innovativo, ma consiste in una riproposizione di ciò che già preesisteva.
La dottrina del “figlio di Dio“, la nascita da una “vergine“, la persecuzione del bambino fin dalla culla e l’adorazione dei pastori, la crocifissione, il peccato originale, l’ascensione al cielo, i vari miracoli, la numerologia dei sacramenti (7) e degli apostoli (12), sono soltanto alcuni elementi che la “nuova” religione ha preso in “prestito” da credenze precedenti (e che non ha mai restituito).
Ed è lo stesso S.Agostino (b) a sostenere:
Questo, che ora si definisce come religione cristiana, esistette già presso gli antichi, né mancò mai fin dall’inizio del genere umano, finché apparve Cristo in persona; da quel momento la vera religione, che già esisteva, cominciò ad essere denominata cristiana.
E Ratzinger, nel 1968, scriveva: “Il mito della prodigiosa nascita del bimbo salvatore è in effetti diffuso in tutto il mondo”. Tradotto: il mito del “bimbo salvatore” non appartiene soltanto al Cristianesimo.
San Paolo così scrive nella Lettera ai Romani: “Se confesserai con la bocca che Gesù è il Signore e crederai con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti sarai salvo” (d) (10,9).


Grazie a 
oggi, dopo anni di assenza più che volontaria e giustificata, ho assistito ad una messa per partecipare al dolore di una cara amica..
mi astengo da agnostico sull’omelia.. sarebbe bello invece aprire un dialogo sui cosiddetti partecipanti o credenti..
la messa diventa sempre più una passerella, chi sfoggia l’ultima borsa di Louis Vitton chi l’occhiale Gucci (nero per l’occasione), tacco 12 di D&G (sempre che faccia delle scarpe).. poi però quando è il momento la carta da 20 € per la questua la buttano.. potenza della fede..
stesso discorso vale per la chiesa in senso ampio.. dovrebbe vivere di carità ma sempre più sfarzo si vede nei rami più alti..
sarebbe utile sapere quanto spende la santa sede (uno dei pochi stati che non fa parte delle nazioni unite per non aver ratificato il protocollo che prevede la libertà di culto all’interno del proprio territorio!!!) ogni anno per tutto il suo apparato!
con quel maledetto camauro di ermellino del pastore tedesco quante buone opere si sarebbero potute fare??
San Francesco, una delle poche “stelle” brillanti della storia della chiesa cattolica, ha vissutyo in povertà, privandosi dei propri averi, seguendo quella sua fede con umiltà e sempre a testa alta..ne questo ne i precedenti papi mi sembra seguano questo principio…
basta non vado oltre..
comunque bel post..
@ Marco: ti ringrazio, e sono in pieno accordo con te.
Per la gente che frequenta le messe: è vero che in tanti colgono l’occasione domenicale per sfoggiare (una volta di più) il proprio aspetto, ma ce ne sono altrettanti che vanno in chiesa vestiti “normalmente”…credo dipenda dal contesto, dal giorno, e anche dalla “fama” della chiesa (intesa come edificio)…
La mia critica si muove contro i “piani alti” perché sono loro che “decidono”, sono loro che dovrebbero dare il “buon esempio”, e sono loro che - se solo volessero - potrebbero migliorare il mondo. Evidentemente non vogliono, e i motivi sono chiari.
Per quanto riguarda i bilanci vaticani…quasi tutti gli ultimi Papa hanno parlato delle difficoltà economiche della Chiesa…e possono dire tutto quello che vogliono perché la gente ci crede! Basterebbe solo un po’ più di informazione per capire, basterebbe davvero poco! Ma alla gente non importa capire, perché fare parte del “gruppo” è elemento di sicurezza, e di forza…e per alcuni è un modo per combattere la solitudine. L’unico Papa recente che voleva cambiare le cose che non andavano (Giovanni Paolo I), è durato 33 giorni!
Come Francesco, tantissimi religiosi fanno della povertà e della umiltà le loro ragioni di vita…ma questo dipende dal loro animo non certamente dall’appartenenza al credo.
A presto!
concordo ma i “modelli” della domenica mi stanno li.. ma molto li..
@ Marco: idem.