E’ chiaro: anch’io sto con la piazza. Lo grido senza alcun problema, ed anzi con orgoglio e convinzione. Sto con la piazza, perché la piazza è l’emblema del popolo. Ed io sono il popolo. La piazza è l’incubatrice dell’animale politico, è la sala parto della società, è il nido delle Idee, è la cornice di ogni tipo di dialettica umana: la piazza è luogo di scambio, di incontri e di scontri, di pace e di guerra, di consenso e dissenso, di vita e di morte.
La piazza non è soltanto un lastricato marmoreo (ovvero un qualsiasi altro luogo fisico): la piazza è un concetto ideale, che unisce – attraverso un millenario filo rosso – la greca agorà (il verbo “ago” che significa “condurre, governare” è emblematico) alle community che popolano la rete.
Ed io sto con la piazza idealmente: di rado, in passato, ho partecipato a manifestazioni di qualsiasi entità; di rado mi sono unito ai cori di dissenso (o di consenso) incitati demagogicamente dai palchi: non ho mai sentito la necessità di andare a sentire ciò che mi avrebbe fatto piacere sentire, ed anzi, più spesso, mi sono volontariamente intrufolato tra folle entusiaste di Forza Italia et similia (mosso dalla sempre efficace filosofia del “conoscere per criticare”); di rado ho pensato alla logica del “numero”, ben consapevole che – in Italia – la manipolazione indiscriminata dei numeri è ormai dottrina consolidata. La mia cittadinanza attiva si è sempre svolta in modo diverso, forse in modo più propositivo e analitico che ricettivo e passivo: trovo molto più costruttiva la protesta distillata, forse lenta ma costante, piuttosto che un unico sfogo rumoroso.
Io sto con la piazza idealmente, e sono stato idealmente partecipe della manifestazione di Piazza Navona di qualche giorno fa. Difficile non essere d’accordo con i vari interventi dell’evento, difficile non condividere le ragioni di fondo della protesta, difficile non apprezzare la disinvoltura di alcuni parlatori. E la eco distorta, amplificata dai mass media e da poco raccomandabili (e molto disinformati) commentatori, è stato un effetto collaterale prevedibilissimo (e sicuramente voluto). L’anomalia italiana si nutre delle intrinseche contraddizioni sociali della gente: gli Italiani sono tra i più assidui consumatori di filmetti a luci rosse, ma si scandalizzano se, da un palco, uno dei migliori autori contemporanei di prosa satirica dice “pompino” (riportando una notizia reale, e probabilmente – visti i personaggi coinvolti – pure vera). Perché il problema è proprio questo: poco importa se, in tantissimi settori, ogni favore viene ripagato da generose prestazioni sessuali; poco importa se, probabilmente, una signora ministra può occupare la prestigiosa posizione in quanto intima conoscitrice di particolari ornitologici del Primo Ministro. Insomma: in Italia tutto l’illecito è lecito, ma guai a dire “pompino” da un
palco. E chiaramente, il fatto che l’intercettazione telefonica incriminata possa esistere davvero passa in terzo piano. Al secondo piano troviamo la denuncia della diretta interessata: non una smentita, non una categorica presa di posizione, non un “non è vero”. Perché?
Il Papa, tedescamente incarnato in Ratzinger, è anch’egli un parìa al contrario: lui può tutto, gli altri no. Guai a criticare: si rischia la scomunica sine die. E che dire della sempre marcata presa di posizione di Beppe Grillo? Un demagogo, certo; a volte è anche un po’ incoerente con se stesso, chi lo mette in dubbio. Ma dice tante cose vere, e alcune perfino facilmente dimostrabili. Ma, altra anomalia italiana, il termine “critica” è ormai sinonimo di “insulto”. E chi critica, chi non si vuole arrendere, chi non accetta passivamente lo status quo, chi ancora crede nell’etica e nella legalità, è automaticamente un “comunista”, un “deviato”, un “terrorista”, un “malato”, un “impuro” nella purezza etnica e ideologica che dovrebbe caratterizzare (in base a quale astruso fondamento non è dato saperlo) il nostro Belpaese. C’è poco da fare: è molto più semplice sguazzare nell’ignoranza piuttosto che scendere nel dettaglio dei fatti; è molto più comodo e probabilmente più produttivo adeguarsi convintamente al bagaglio di luoghi comuni piuttosto che tentare, almeno, di non cadere in ridicole contraddizioni; è molto più divertente esaltare Berlusconi durante i suoi azzurri e populisti comizi piuttosto che ascoltare la poco sciolta retorica di Di Pietro. E sì, perché alla manifestazione di Piazza Navona c’era anche lui. E con lui tanti altri. Ma questo non importa, non fa notizia come i “pompini” o “Morfeo”.
In una brillantissima metafora, Primo Levi paragonava il suo status di “impuro” alle impurità che permettono allo zinco di reagire con gli acidi. Solo le impurità danno “adito ai mutamenti, cioè alla vita [...] Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze, anche nel terreno, come è noto se ha da essere fertile“.
In Italia il terreno fertile è sempre più scarso. E il processo di desertificazione delle idee avanza inesorabilmente. Anch’io, come Primo Levi, mi sento orgoglioso di essere “impuro”: e probabilmente tanti manifestanti di Piazza Navona la pensano come me.











Lo sai…condivido in pieno il Tuo pensiero, non aggiungo altro; anche perchè hai detto tutto Tu! ;-)
Un abbraccio, a presto!! :-)))
Sottoscrivo in toto. E vedo che c’e’ anche qualche altra “impurità” che la pensa cosi’, in giro. Ma siamo pochi e abbiamo poca voce, temo. Il giorno dopo la manifestazione leggevo articoli intrisi di moralismo bigotto anche su Repubblica e altre testate solitamente almeno un po’ piu’ dignitose. Con un simile coro compatto alle spalle, “quelli che benpensano” hanno vita facile. E gli altri, gli indecisi, dietro, come pecore.
Comunque, giusto perche’ penso che anche il piccolo contributo di un piccolo blog non sia cosa da buttar via, sto meditando anch’io un post sulla questione e credo proprio che ti linkero’.
Lo sapevo, non c’era neanche bisogno dell’articolo spagnolo… maledetta Carfagna, e poi predica le solite scemenze rifritte sulla famiglia!
Direbbe Pino Daniele “E invece no, ridiamoci sopra un pò na scarpa si na scarpa no, le perdo sempre e non so dove cercare”….volendo cambiare argomento che è meglio :)
Io ho conservata un intercettazione pubblicata dall’espresso del nostro premierro che parla con il direttoro della rairatiotelevisonaitaliana circa una raccomantazzzzione che se non passa non si ottiene la maggioranza parlamentare……
il giorno dopo non è successo mica niente.
Si vede che noi Italiani approviamo il modo di operare…e allora ci meritiamo le tasse alte in cambio di servizi inesistenti, la corruzione, il non Stato.
[...] mi accodo a Federico e Aramcheck – e, spero, molti altri – nell’esprimere tutta la mia solidarieta’ a [...]
Purtroppo, anche tra gli esaltatori della blasfemìa, c’è chi pensa che ci sia stata un caduta di stile. Io no
http://raffrag.wordpress.com/2008/07/11/della-forma-e-della-sostanza/
Che italietta, ipocrita, perbenista, cattoprostrata!
Tutto perfetto.
Quoto in toto.
[...] ne parlai in questo post, in questi termini: L’anomalia italiana si nutre delle intrinseche contraddizioni sociali della [...]