Sono un emigrato. Ho lasciato il mio Paese perché mi andava di farlo. A volte ci ritorno, quando voglio: con una carta di credito, un computer e una connessione alla rete, mi compro il biglietto aereo e il gioco è fatto. In quattro ore sono a casa. Nessuno mi ha costretto a restare dove sono nato, nessuno mi ha imposto l’esilio. Sono fatto così: amo la libertà in ogni sua forma, amo viaggiare, amo fare nuove esperienze. Sono andato via perché il mio Paese mi stava stretto. Ed io sono di larghe vedute. Ho centinaia di documenti che attestano la mia identità: il mio nome, il mio cognome, una data di nascita che mi ricorda quanti anni ho. Ma nessun certificato dice chi sono veramente.
Sono un immigrato. Il nuovo posto è migliore di quello che ho lasciato. Grazie al passato, vivo il presente costruendo il futuro. Respiro la speranza e divoro scalini su scalini: ogni giorno salgo le strade che mi avvicinano ai sogni. Ho tanti amici e un amore, ho una casa, un piatto a pranzo e uno a cena. Posso parlare, ridere e imprecare. A volte posso piangere, e un po’ me ne vergogno perché anche le lacrime possono avere diverso valore. Posso votare e andare in metropolitana. Sono bianco, europeo, e persino laureato. In tanti mi dicono che il percorso è stato logico, e i traguardi meritati. Io la penso diversamente: sono stato soltanto fortunato.











Eh si, nascere nel lato del mondo giusto, aiuta parecchio.
Wow, gran post!! ;-)
A presto! :-)
Bellissimo post
sniff… mi hai commosso…è quello che penso anche io… bellissimo!
Grazie a tutti.
Io, dall’Italia, ti invidio parecchio. :)
Ci sono anche svantaggi a vivere fuori :-)