Quante belle parole circolano in questi giorni di G8: si parla di lotta alla povertà, di sviluppo, di Africa, di fame nel mondo, di ambiente, di nuova fase dell’economia. E chi più ne ha più ne metta. L’ipocrisia diplomatica, arma costante nella storia delle relazioni internazionali, trova così la sua normale valvola di sfogo: i vari capi fanno finta di discutere e decidere qualcosa che, in realtà, è già stata discussa e decisa in precedenza. Per merito del lavoro “sporco” di centinaia di addetti. E’ normale che sia così.
La stessa ipocrisia diplomatica prevede dei rigidi rituali che mai e poi mai verrebbero messi in discussione da qualche leader: qualcuno sperava che qualche delegazione estera si sarebbe opposta alla scelta di spostare il G8 a L’Aquila? Qualcuno pensava davvero che Obama avrebbe criticato l’organizzazione italiana del vertice? Qualcuno era davvero convinto che le first ladies avrebbero boicottato l’evento per protestare contro la atavica considerazione delle donne che ha Silvio Berlusconi? Non scherziamo. Anche da questo punto di vista è filato tutto liscio, come di consueto.
Se uniamo le belle parole agli elogi per l’organizzazione, e ci aggiungiamo le descrizioni dei nobili menù con i quali – alla faccia di povertà e fame nel mondo – i leader mondiali hanno riempito le proprie pance, otteniamo una pagina di stampa italiana.
Il dietro le quinte dell’evento potrebbe avere dei risvolti ancora più squallidi. La decisione in sé di spostare il G8 da La Maddalena a L’Aquila non può essere esente da critiche: non è assolutamente chiaro, da molteplici punti di vista, quanti e quali benefici potranno andare alla popolazione, all’economia e al territorio abruzzese grazie al G8. A livello diretto si sa già: nessuno. A livello indiretto, tralasciando eventuali film di George Clooney, si spera in un minimo di “pubblicità” internazionale. Che si concluderà, comunque, con la fine del meeting: oggi.
Altro discorso riguarda il perché il G8 sia stato spostato, e le conseguenze che ciò ha portato e porterà: probabilmente, la prima vittima di questo cambiamento di rotta è proprio L’Aquila, che ha visto aggiungersi un problema ad un altro problema, molto più urgente ed importante. La seconda vittima è La Maddalena e il nord Sardegna intero: alcune risorse sono, già adesso, irrecuperabili. Altre – quelle originariamente destinate allo sviluppo di alcune infrastrutture – sono state indirizzate altrove. Lo spettro del grande interesse speculatorio è visibile; la dubbia coalizione tra politica nazionale, regionale e Gruppo Marcegaglia, pure.
Il documentario curato da Actionaid, “Le Crepe nel G8″, forse mettendo un po’ troppa roba nel calderone, traccia una chiara relazione tra La Maddalena, L’Aquila e G8, con la Protezione Civile in sottofondo. Buona visione.
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Fanno pena da quanto sono ridicoli!