Lasciare la strada vecchia per la nuova, si sa, mette sulla bilancia due pesi: da un lato, la consapevolezza della vita vissuta, del passato; dall’altro, l’incertezza della vita da vivere, del futuro. Impossibile trovare un equilibrio emotivo a distanza di pochi giorni, e probabilmente neanche gli anni potranno nell’impresa: il paragone tra due strade, a volte, non si può fare. Punto.

Il vecchio palazzo
Le due strade, in questa mia circostanza, hanno esattamente il loro significato fisico. Ma non solo. E’ qualche giorno che ho preso possesso, assieme alla mia compagna, di una nuova casa: rispetto alla precedente è più grande, più funzionale, più vivibile, più nostra. Certo, benché accatastate per bene in logica-tetris, le flyttlådor – le scatole da trasloco – invadono ancora parecchi metri quadrati; ed è vero, l’appartamento è ancora praticamente spoglio di arredamento ed occorrerà viverlo intensamente per qualche mese prima di poter acquistare una linea armonica e funzionale di mobili. A prescindere da tutto ciò, il salto di qualità è comunque evidente, e di questo ne sono felice.
Ma questo trasloco, per me, ha avuto un significato più profondo. Ho vissuto nella vecchia casa per tre anni, ossia da quando il caso – in congiunzione con la volontà – mi ha voluto in Svezia. In quel piccolo appartamento ho riso e pianto, gioito e sofferto, studiato e lavorato; in quel buco di mezzo metro quadro ho cucinato, ho coltivato le mie piante, ho guardato lo scorrere delle stagioni nei tramonti e negli alberi del giardino, ho visto per la prima volta un programma su SVT, ho accolto amici e parenti, ho parlato italiano, svedese, inglese e sardo, ho fatto centomila scalini per raggiungere la tvättstuga, ho assistito all’arresto della mia vicina pazza e ho trovato una moneta da 25 öre nello scarico della vasca. In quel piccolo appartamento sono cresciuto, ho imparato a convivere con la mia compagna, ho limato i miei difetti ed ho continuato a mettere su la mia vita, mattone dopo mattone, in silenzio, senza dare nell’occhio.
Quella casa è stata una sorta di porta dimensionale non solo tra due realtà, ma anche tra due vite diverse. La sensazione, da qualche giorno, è che sia cominciata per me una nuova fase di quella seconda vita. Tutto mi sembra paurosamente più adulto, più definitivo, e nonostante sia sempre stato abituato – mio malgrado – a bruciare tante tappe della mia esistenza, la dose di responsabilità sulle spalle, stavolta, sembra un bel po’ più pesante da portare. E non solo in senso economico. Ma forse è tutta colpa mia: la devo smettere di pensare che la coppia che ci ha venduto l’appartamento si è trasferita perché in attesa di un piccolo pargolo…











Auguri ancora per il nuovo appartamento, e sono stato contento di riverdi/vi : )
Vogliamo le foto!!! E ci vediamo in primavera…
@ Gattosolitario: grazie ancora!
Piacere tutto nostro ad incontrarti. A presto!
@ Uhm…per ora non c’è granché da fotografare :-)
Vi aspetto quando volete! Casa mia è casa vostra, questo lo sapete!
Auguri per la casa nuova.
come sempre…grande capacità di toccare le corde giuste con poche parole :)
@ TopGun: grazie mille! ;-)
Auguri per la nuova sistemazione! ;)
@ AndreA: grazie anche a te! A presto!